Oggi ho ascoltato per caso alla radio il discorso di Silvio Berlusconi sulle linee programmatiche del suo nuovo governo, discorso durato nella sua interezza quasi mezz’ora, e devo dire che sono molto perplessa. Non ho voglia di commentare tutti i punti da lui toccati, per problemi di tempo mio personale e di lunghezza del post, che diventerebbe chilometrico. Mi limiterò a fare un’operazione di recupero della memoria collettiva, in merito alla nuova stagione per la politica evocata da Silvio Berlusconi. Il neopremier infatti auspica l’uso “non della sciabola, ma del fioretto”. Insomma, una ricerca del dialogo e del confronto nel pieno rispetto dellle diverse opinioni. Sul concetto in sè, nulla da obiettare, ci mancherebbe: la libertà di pensiero è un cardine della civiltà occidentale, certe cose non bisognerebbe neanche dirle. Dovrebbe essere implicito per chiunque - e quindi a maggior ragione per un capo di governo - il pieno e totale rispetto delle altrui idee. Tuttavia mi sembra che Silvio Berlusconi, fino a pochi giorni fa, si comportava in modo diverso. Completamente diverso. Ho ripescato su YouTube questo bel video, che immortala il nostro neopremier mentre davanti a una platea in estasi straccia bellamente il programma del PD, non prima di avere - pesantemente nella forma e discutibilmente nei contenuti - attaccato il Parito Democratico. Il video è stato inserito su YouTube l’8 di marzo, quindi è molto recente. Un cambiamento strabiliante. Strabiliante a dire poco. Sono molto perplessa. Vedremo i fatti.
Finalmente mi sono letta il libro “Toni Picotto e il tempio dei sortilegi”, dello scrittore underground Uto Grisolfi. Divertentissimo. Oggi ero sull’autobus, a un certo punto ho pensato ad alcune scene magistralmente scritte da Grisolfi e mi sono messa a ridere da sola fino alle lacrime, credo che gli altri passeggeri mi abbiano preso per una pazza. Veramente un libro originale, non riesco a classificarlo in un genere ben definito. Ammesso poi che abbia importanza farlo. Il protagonista del libro è Toni Picotto, un impresario edile che per mandare avanti la baracca accetta un lavoro assurdo in una vecchia casa sperduta in alta montagna. I suoi operai sono due bizzarri individui. Uno è il Grande Tau, il personaggio più divertente di tutto il libro. Questi è un ex sindacalista megalomane, che cerca di compensare le sue frustrazioni improvvisandosi artista, coinvolgendo il suo amico Ico in un pazzesco progetto culturale che prevede la messa in scena di deliranti spettacoli teatrali nelle osterie di sperduti paesini di montagna. Questo personaggio mi è piaciuto moltissimo, perchè secondo me con lui il grande Uto Grisolfi ha voluto prendere per il fondelli certi intellettuali di sinistra radical-chic che di fatto hanno raso al suolo la sinistra in Italia, facendola allontanare dal cuore della gente. Comunque il Grande Tau e Ico accettano a loro volta di lavorare in nero per Toni Picotto, perchè - al di là delle loro manie di grandezza e delle loro pretese culturali - in realtà sono due poveracci alla fame. Il grande Tau si fa poi lavare il cervello da una sedicente maga che lo convice di essere un grande personaggio, bisognoso però di fare un viaggio iniziatico per riscoprire sè stesso. Cominciano così una serie di gag e situazioni paradossali veramente molto divertenti, che porteranno alla fine a uno scontro con una misteriosa setta esoterica, che celebra i propri riti nei pressi della casa in alta montagna dove Toni Picotto ha aperto il suo cantiere edile. Il libro è zeppo di personaggi genialmente disegnati da Uto Grisolfi, che si è divertito a prendere per i fondelli molti stereotipi della nostra società nevrotica e in decadenza. Insomma, leggere questo racconto garantisce diverse ore di puro divertimento. Mi dispiace però che questo libro non sia disponibile il libreria, ma solo sul sito di Lulù. Se da un lato questo è coerente con l’alone di mistero che circonda Uto Grisolfi, dall’altro è un vero peccato che un libro così originale e geniale non possa avere la diffusione che merita. Comunque meglio di niente, visto che fino a poco tempo fa i libri di Uto Grisolfi giravano solo in copie artigianali praticamente introvabili. Pensando alle inutili polemiche su Federico Moccia - vissute anche su questo mio blog - mi viene da dire che Uto Grisolfi gli dà cento a zero. Solo che, a differenza di Federico Moccia, Uto Grisolfi non ha evidentemente nessuno a fargli una campagna pubblicitaria martellante. Spero comunque che Grisolfi pubblichi qualche altro suo libro al più presto. E che raggiunga la diffusione che si merita.
Forse sono prevenuta. Forse non sono oggettiva. Anzi, è probabile, visto che non ho certo votato per la PdL, e il fatto che la maggior parte della stampa e della televisione italiana siano in qualche modo sotto il controllo di Berlusconi non è certo un mistero. Comunque mi sembra che qualcosa stia cambiando nell’informazione. Alcuni argomenti sono scomparsi. Ad esempio, chi parla più del problema della spazzatura di Napoli? Che sia misteriosamente scomparsa dalle strade per volontà divina? O forse si vuole eliminare il problema semplicemente non parlandone più? Analogamente, nessuno parla più del problema salariale e delle pensioni, argomento che era un cavallo di battaglia per entrambi gli schieramenti durante la campagna elettorale. L’oblio pare calare sugli argomenti scomodi. Incessante, invece, è il martellamento mediatico sulla violenza provocata dagli extracomunitari. Pare che ormai non si possa più uscire di casa senza essere aggredite e violentate dal ceffo extracomunitario (e non solo extracomunitario, forse dovrei dire straniero) di turno. Sia, chiaro, non voglio nascondermi dietro a un dito: il fatto che il centrosinistra se ne sia bellamente fregato di controllare i flussi migratori e che abbia ignorato il problema sicurezza (vedasi l’indegno provvedimento sull’indulto del governo Prodi) è un dato di fatto. Ma adesso mi sembra che non si parli d’altro. Il paese ha anche altri problemi, sui quali però pare essere sceso il silenzio più assoluto. Primo tra tutti, il problema del reddito e della sua stabilità. Leggasi lavoro precario e pensioni da fame. Se il governo Berlusconi non agirà in modo efficace contro queste piaghe, ben presto credo che i problemi di ordine pubblico non saranno originati solo dagli extracomunitari, ma dai nostri pensionati e lavoratori alla fame. Spero di sbagliarmi.
Neanche nominato Presidente del Consiglio, già Berlusconi si è detto pronto a misure impopolari, senza però spiegare con chiarezza a cosa si riferisca. Tra le prime priorità della nuova compagine governativa la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina (che sarà l’ennesimo pozzo senza fondo di denaro pubblico), mentre ovviamente della lotta al precariato non c’è traccia. Pare che del problema del lavoro all’attuale governo non freghi nulla. Ma forse non è così. A loro va bene mantenere la gente precaria e sottopagata, salvo qualche intevento caritatevole in favore dei meno abbienti (?). Personalmente non la vedo bene per noi giovani. Intanto slitta la formazione della squadra di governo, mentre Berlusconi ostenta sicurezza e Fini dichiara apertamente la sua sudditanza, Bossi senza mezzi toni definisce inconcludente il vertice. Primi attriti tra la Lega e la Pdl? Chi lo sa.
A quanto pare ha vinto Berlusconi. Certo, bisogna aspettare il risultato definitivo delle urne, ma pare che i giochi siano fatti. La cosa che mi lascia più perplessa è che vince lo schieramento che maggiormente sembra fregarsene di un problema fondamentale per noi giovani: la precarietà cronica del posto di lavoro, per altro in genere sottopagato. Un’altra cosa che mi lascia perplessa è che ancora una volta saremo governati da un settantenne, sia pure tirato a lucido con trapianti tricologici, lifting e tacchi alti. Al suo fianco altri vecchietti. I soliti di dieci anni fa. Un risultato che mi lascia molto triste.
Oggi ho scoperto che la Pdl ha realizzato questo patetico inno, dove emerge tutta l’anima posticcia di questo movimento populista, basato sul marketing e realizzato a tavolino per intortare i gonzi. L’apoteosi dell’assenza di contenuti. Tutto il testo è un’umile genuflessione ai piedi di Silvio Berlusconi, visto come un leader unto da Dio capace di miracoli. Non per niente questo aborto musicale si chiama “Meno male che Silvio c’è”. Patetico l’autore che ammette candidamente che questa canzone è nata come una canzone d’amore. Mi sa comunque che l’Argentina è alle porte…
Ormai mancano solo due settimane alle elzioni. Il quadro politico è sempre più avvilente. Una gara mediatica dove i contenuti sono scomparsi, dove ormai i candidati sembrano dimenticarsi del mondo reale e si rincorrono in una desolante competizione dove vince chi la spara più grossa. Non ho parole.
Come ho già detto qualche post fa, mai voterò Silvio Berlusconi, vista la sua strafottenza nei confronti del giovani precari, a cui le regole della società negano un futuro. Comunque non è che le alternative siano esaltanti. Mi sono letta i vari programmi, ma alla fine mi sa che tutti blaterano per accaparrarsi voti (e quindi poltrone), ma di un progetto complessivo per rimettere in carreggiata l’Italia e dare una prospettiva di vita REALE ai giovani non si vede l’ombra….
Trascinata mio malgrado a guardare questo film dalle mie amiche (lo so, è una scusa dare la colpa delle poprie scelte agli altri, potevo dire di no, ma è andata così…), mi sono sorbita questa pacottiglia cinematografica, giungendo alla conclusione che era molto meglio se me ne stavo a casa a leggere un buon libro. Un film insulso, dove l’unica cosa che non fa schifo sono gli effetti speciali delle varie belve preistoriche. Ma ormai gli effetti speciali non fanno più testo, troppo poco per salvare una pellicola a dir poco avvilente, recitata penosamente, dove gli attori non sono più importanti, dove la sceneggiatura non è più importante, dove ormai l’unica cosa importante è cassetta. Avvilente. Comunque lo ammetto: potevo dire di no e starmene a casa. Su questo film hanno scritto solo pessime recensioni. Nella realtà è realtà è molto peggio.