
Alle volte le difficoltà della vita sembrano essere un muro. Un muro indifferente. Indifferente nella sua essenzialità senz’anima. Indifferente ai nostri sforzi per vivere una vita migliore. Indifferente ai nostri sogni. Indifferente ai nostri desideri. Indifferente a tutto. Qui prodest?
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Mi sto informando sui contenuti dei programmi dei vari schieramenti politici, in vista delle elezioni di aprile. Sono sempre più perlplessa. Perchè di contenuti non se ne vedono. Niente di concreto, almeno. Più che altro tanti slogan. In particolare un problema molto sentito da noi giovani è quello del lavoro. Che senso ha impegnarsi tanto all’università per fare poi i precari a vita a ottocento euro al mese (se va bene), senza orari, senza diritti e senza nessuna prospettiva? Leggo tanti proclami, tante dichiarazioni di intenti, ma nessun progetto definito. Tanto fumo, poco arrosto. Ribadisco: sono sempre più perplessa.
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Il 13 e il 14 di Aprile si va a votare. La politica non mi ha mai interessato molto. Forse sbaglio a disinteressarmene del tutto, quindi negli ultimi tempi ho seguito un pò i telegiornali per cercare di capire qualcosa, per farmi un’idea per votare in modo responsabile. Ma non ho capito niente. Tutti parlano in generale, nessuno parla in dettaglio dei programmi. Quale schieramento si occupa dei giovani e dei loro problemi, primo tra tutti quello del lavoro, che oggi è precario e sottopagato? Tutti fanno discorsoni, ma in concreto mi sembra che entrambi gli schieramenti stiano vendendo fumo. Sono molto perplessa.
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Questo è veramente un bellissimo, anche se tristissimo film. Parla di una realtà terribile: una malattia che priva chi ne viene colpito della possibilità di interagire con il proprio corpo. Il malato è in una condizione da incubo: il suo cervello funziona perfettamente, ma non riesce più a muovere un muscolo. O quasi. Un vero incubo. Incubo terribile che però diventa realtà per Jean-Dominique Bauby - questo è il nome del protagonista del film - che dopo un malore si risveglia in ospedale in questa terribile condizione. Riesce a muovere solo la palpebra dell’occhio sinistro, con il quale riesce comunque a comunicare con il mondo, giungendo addidittura a dettare un libro. Un film bellissimo, vale veramente la pena di vederlo. Nel mondo c’è tanta gente che soffre in situazioni veramente difficili, bisognerebbe sempre ricordarselo.
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Ho visto un’altra versione della poesia di Emily Dickinson che ho già postato alcumi giorni fa in questo blog. Le differenze sono minime. Non cambia molto, il senso rimane lo stesso, posto comunque l’altra versione:
Se per sfuggire la memoria avessimo le ali
molti volerebbero
abituati a ben più lente cose.
Gli uccelli, con paura,
scruterebbero il carro gigantesco
degli uomini che fuggono
dalla mente dell’Uomo.
Emily Dickinson
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Lo scambio di commenti con Massimo sul post “Basta insulti a Federico Moccia!” mi ha fatto riflettere. Sembra quasi che se uno non legge solo e esclusivamente i grandi classici della letterartura (ma poi chi è che stabilisce quali sono i grandi classici?) sia un povero deficiente. Sono consapevole che Federico Moccia non scrive capolavori, che in giro si trovano scrittori impegnati o comunque libri con contenuti più ricchi e interessanti, ma proprio non capisco per quale motivo una debba vergognarsi di ammettere di avere letto un libro di Moccia, o avere visto uno dei film da essi ispirato. Ci sono le letture impegnate e quelle spensierate. Forse chi legge Harmony è un deficiente? Ognuno legga quello che vuole. Con buona pace dei grandi pensatori e degli intellettuali sputa sentenze.
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Non è ancora primavera. Però cominciano a sbocciare i primi fiori. Vedere questo piccolo, semplice ma bellissimo fiore mi ha regalato un momento di felicità. Alle volte basta veramente poco per apprezzare la vita.
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Ieri dopo il cinema sono andata a bere una roba con Betti. Nel bar c’era solo una cameriera che si faceva in quattro per servire i clienti. Seduti al banco c’erano due deficienti che ovviamente le facevano battute del tipo “Ehi, bella, che ci fa una come te a lavorare in un posto come questo?” Oppure “Ehi, bella, cosa fai dopo?”. E giù battute sceme. La poveraccia non aveva neanche abbastanza fiato in corpo per rispondere loro. Che deficienti. Ma non si rendono conto che una sta lavorando?? Forse pensavano di fare i machi, gli uomini veri? Ma perchè i maschi sono così stronzi???
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Leggo ovunque una crescente ostilità contro Federico Moccia, additato da tutti come il segno del degrado della cultura in Italia. Il suo film “Scusa ma ti chiamo amore” ha scatenato poi un vero putiferio. A parte ogni altra considerazione, ma questi signori che hanno tanto tempo da perdere a parlare male di lui si rendono conto che l’unico effetto che producono in pratica è tanta pubblicità gratuita per questo autore che tanto denigrano??
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